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La tecnologia a servizio dello sport e della riabilitazione

L'esercizio fisico è efficace solo se doloroso? Falso. Il dolore è un segnale d’allarme e non di efficacia. Il dolore, infatti, è il “mezzo” con cui il corpo ci indica che si sta lavorando male oppure che si sta facendo uno sforzo troppo intenso o un esercizio sbagliato. Se durante l'allenamento compare un crampo o altro dolore, bisogna fermarsi e aspettare che passi. Se non scompare, oppure se ricomincia o aumenta dopo la ripresa dell'attività, bisogna interrompere l’esercizio e consultare un medico.

Possibili cause del dolore avvertito durante l'allenamento sono contratture, stiramenti o strappi. Tali traumi muscolari sono molto frequenti tra gli sportivi.

La riabilitazione sportiva è una specialità che comprende tutti gli sport i quali possono essere più o meno coinvolti in infortuni riguardanti la propria attività: dalle epicondiliti del tennista, ai traumi distorsivi del ginocchio nel calciatore, alle lesioni muscolari degli atleti o le tendiniti delle persone che praticano la corsa.

Quale tipo di riabilitazione è preferibile scegliere per le patologie e i traumi più frequenti?

“In caso di lesione muscolare – spiega il dott. Cristiano Fusi, Responsabile dell’U.O. di Riabilitazione Specialistica Istituti Clinici Zucchi (MB) e Specialista in Fisiatria e Riabilitazione Casa di Cura La Madonnina (MI) - tre settimane rappresentano la tempistica minima per assicurare un’adeguata guarigione delle fibre lesionate e per riscontrare un’adeguata cicatrizzazione. In questo frangente, dopo le prime due settimane di riposo e cure fisiche, è opportuno che il paziente ‘ricominci a muoversi’ per ridare tonicità ed elasticità al muscolo (es. cyclette). Nel punto di lesione, vi sarà sicuramente del tessuto cicatriziale fibrotico che, avendo caratteristiche fisiche differenti, non permette l’allungamento del muscolo in maniera adeguata. Necessita, quindi, tempo per ottenere un progressivo rimodellamento della cicatrice creata che vada pian piano a modellarsi in modo da ‘liberare spazio’ alle fibre muscolari al fine di ricreare una situazione, il più possibile simile, antecedente allo strappo subito. Anche la distorsione di caviglia rappresenta una delle patologie più comuni negli atleti che praticano la corsa. Nel momento in cui essa si gonfia ed è dolente, è necessario sottoporsi immediatamente a un accertamento radiografico per verificare eventuali fratture ossee, generalmente ai malleoli o ai metatarsi; normalmente, la maggior parte delle fratture sono distorsioni in inversione (il piede si piega verso l’interno, ndr) per cui è necessario verificare se al malleolo peroneale vi siano da riscontrare fratture. A fronte di questa situazione, molto spesso, nei Pronto Soccorsi, nonostante non ci sia frattura, vi è una tendenza a immobilizzare ingessando o bloccando con fasciature rigide la parte interessata. Se non per casi particolari, il medico sportivo difficilmente tende a mantenere a lungo immobilizzata l’articolazione su un trauma distorsivo. In caso di distrazione capsulo-legamentosa, correttamente diagnosticata per mezzo di un’ecografia o di una risonanza magnetica, lo specialista cerca subito di ridare mobilità alla caviglia proprio per evitare tutte quelle complicanze legate all’immobilizzazione stessa con subentro di possibili fenomeni algo-distrofici che i tendini, i nervi e le capsule articolari subiscono durante l’immobilizzazione andando poi a sviluppare una sintomatologia invalidante che, molto spesso, è maggiore rispetto alla distorsione stessa. È fondamentale quindi, per l’atleta, sottoporsi a sedute riabilitative sia in mancanza di indicazione chirurgica per accelerare i tempi di rientro con il recupero completo del proprio gesto atletico, sia nel post chirurgico perché se un intervento ben riuscito vale il 50-60% di tutto, è altrettanto vero che il restante 40- 50% può essere merito di una buona fisioterapia. Può dare ottimi risultati, in attesa di intervento chirurgico, eseguire sedute riabilitative atte a mantenere o recuperare l’apparato caspulo-legamentoso compromesso del segmento interessato.

Nella riabilitazione stanno trovando ampio spazio e consensi, l’utilizzo di pedane propriocettive a basso impatto articolare che ricostruiscono fedelmente tutte le superfici naturali che si possono trovare. Calpestandole a piedi nudi si vanno a stimolare articolazioni e muscolatura, con ottimi risultati dal punto di vista del recupero. Il Gruppo ospedaliero San Donato annovera, già in diverse strutture, apparecchiature di nuova generazione tra cui le pedane e le vibrazioni sopra citate. Inoltre, tappeti antigravitazionali (Alter G), apparecchiature Laser a multi-frequenza, Tecarterapia di ultima generazione, investimenti fatti per erogare prestazioni di qualità sempre più elevata”

Il Gruppo ospedaliero San Donato annovera, già in diverse strutture, apparecchiature di nuova generazione tra cui le pedane e le vibrazioni sopra citate. Inoltre, tappeti antigravitazionali (Alter G), apparecchiature Laser a multi-frequenza, Tecarterapia di ultima generazione, investimenti fatti per erogare prestazioni di qualità sempre più elevata. Ad Healthytude presso lo stand del Gruppo San Donato potrai conoscere la tecnologia al servizio dell’allenamento e della riabilitazione.