Temu, quali sono le polemiche dietro a quest’app?

Quanti di voi conoscono questa app? E quanti l’hanno anche usata? Temu, l’app di shopping cinese, ha riscosso molto successo grazie alla vastissima gamma di prodotti in vendita ad un bassissimo costo. Prodotti veramente di qualsiasi tipo, da accessori e oggetti di tutti i giorni fino anche alle cose più insolite ( che spesso non avresti pensato mai di volere prima di averli visti esposti sul catalogo. )

Questa app, lanciata negli Stati Uniti nel 2022 e successivamente in Canada, Europa, Australia e Nuova Zelanda e Europa, è diventata rapidamente leader di mercato, superando perfino concorrenti come Shein in alcuni paesi, come gli Stati Uniti! In un contesto di inflazione globale, Temu ha trovato terra fertile grazie proprio alla sua accessibilità. Stiamo parlando anche di scarpe a meno di 10 euro, affettatore di avocado a un euro, tende da campeggio per 3 euro, rasoi per la barba a 5 euro… Insomma, costi che ormai non coprono neanche una bibita al bar in molte metropoli italiane.

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Per via della sua massiccia campagna pubblicitaria ininterrotta su svariate piattaforme e la vendita visiva di un “ottimo affare” già da quando si apre l’app e si ha accesso a cataloghi e continui sconti, Temu ha in breve tempo raggiunto un importo totale annuo di oltre 400 milioni di euro solo nel 2023. Ovviamente, davanti a numeri del genere e a prezzi così stracciati, è inevitabile interrogarsi sulla sostenibilità dietro questa app, e più l’argomento viene approfondito, più controversie escono fuori.

La prima è che ci sono serie preoccupazioni sulla mancata conformità di Temu con l’Uyghur Forced Labor Prevention Act, il che significa che non si riescono ad ottenere garanzie che non ci siano pratiche “schiaviste” nel mezzo di produzione dei materiali per via della loro mancanza di trasparenza sull’argomento, specialmente per quanto riguarda gli Uiguri, una minoranza musulmana in Cina residente nello Xinjiang. Secondo il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti, molti Uiguri nello Xinjiang sono costretti a lavorare nei campi di internamento, producendo vari beni come tessuti, cotone, giocattoli e tessuti. Ergo, quando aziende come Temu o Shein acquistano cotone dallo Xinjiang, solleva sicuramente delle preoccupazioni. Temu respinge le accuse, affermando che i suoi standard sono in linea con quelli dei principali agenti dell’e-commerce, e insiste sul fatto che le accuse sono infondate. Eppure, la compagnia è al momento ancora sotto investigazione.

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Oltre a questo, ci sono diverse fonti che affermano che Temu utilizzi la sua esenzione fiscale per eludere le normative e importare merci realizzate con il lavoro forzato. Come? Temu sfrutta i suoi prezzi bassi per aggirare le regole del “minimo” tassabile. Secondo queste regole, se un oggetto importato ha un valore inferiore a circa $800 o euro, è esente da ispezione o tassazione! A questo punto, poiché Temu vende direttamente al consumatore dal produttore, è molto facile per loro garantire che la maggior parte degli ordini rimanga al di sotto di quella somma.

Un’altra polemica molto preoccupante riguarda l’utilizzo delle informazioni sensibili dei suoi consumatori. Il trattamento dei dati dei clienti di questa app sembrerebbe violare brutalmente la loro privacy. Alcuni esponenti in difesa di Temu hanno sottolineato che l’approccio invasivo dei cookies e dei termini e condizioni del trattamento dei data non è in realtà molto diverso da quello di Amazon e Ebay, ma altri sembrano essere preoccupati dalla grande quantità di informazioni sul consumatore a cui l’app può accedere.

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